E' opinione consolidata che il nostro paese abbia le sue radici in questo territorio, (ma ci sono anche correnti di pensiero diverse) ma è altrettanto vero che la considerazione che la Provincia e la Regione hanno di noi, molto spesso è veramente poca. E' altrettanto vero che fino ad oggi ila scelta dei candidati da eleggere nel Consiglio Provinciale ed in quello Regionale, ha sempre seguito una logica dettata dai vertici dei Partiti e quasi mai dalle reali esigenze del nostro territorio. Ne deriva un interesse veramente ridotto delle Istituzioni nei confronti di Magliano proprio a causa della scarsa valenza di rappresentanza esercitata da consiglieri scarsamente motivati e quasi mai da personaggi a cui stesse veramente a cuore questa città. Quelli che si considerano "politici" e ci tengono tanto a questo ruolo nei vari Partiti, farebbero bene a riflettere a fondo sul loro comportamento e sul loro modo di fare che non ha uguali in tutta la Provincia.
Del resto la nostra Provincia non è mai stata costituita da un territorio organico ed è stata assemblata durante il fascismo mettendo insieme territori appartenenti a varie Provincie e Regioni.
Nel nostro caso infatti si tratterebbe non di un passaggio, ma di un ritorno.
Visti i risultati di questi 70 anni passati nel Lazio e nella Provincia di Rieti, una attenta riflessione sulla possibilità di un ritorno di Magliano in Umbria potrebbe diventare per il prossimo futuro, un serio argomento di discussione.
Antonello Ruggeri.
Dal Corriere di Rieti.
Magliano - La secessione corre sul web.
I ragazzi dell’associazione Sabinamente: andiamo in Umbria. Lanciato un sondaggio su internet. Politici freddi
Magliano come Leonessa? Anche nella “Porta della Sabina” soffia il vento della secessione? Per ora si tratta solo di una provocazione lanciata (o per meglio dire rilanciata) dall’associazione "Sabinamente" attraverso il loro frequentato blog. I ragazzi hanno prima pubblicato un articolo in cui si prendeva in esame l’ipotesi di una secessione verso il Viterbese o l’Umbria e poi hanno lanciato un sondaggio attraverso le loro pagine web. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, manco a dirlo, è la vicenda legata al trasferimento dell’istituto geometri da Magliano a Poggio Mirteto. Una vicenda che i maglianesi, in generale, ancora faticano a digerire. Perciò l’associazione ha lanciato il sasso nello stagno: perché Magliano non fa come Leonessa? L’opzione, in più, per i maglianesi potrebbe essere doppia: o la provincia di Viterbo rimanendo nel Lazio o l’Umbria sotto Terni. Il sondaggio per ora dà una larga maggioranza alla ipotetica secessione, anche se hanno votato solo poche decine di persone. “In questi ultimi periodi il malcontento della maggior parte della popolazione maglianese - si legge sul blog - verso le istituzioni provinciali e regionali ha raggiunto livelli elevati. Il trasferimento dell' Istituto geometri a Poggio Mirteto, contro cui tutte le forze politiche, indistintamente, hanno fatto sentire la propria indignazione, e' solo l'ultima di una serie infinita di manchevolezze e decisioni impopolari assunte nei confronti del nostro paese”. In verità l’argomento non sembra essere nell'agenda politica. Stuzzicati sull'argomento anche alla recente festa del Pd gli amministratori hanno escluso ogni tentazione secessionista ed anche l'opposizione non sembra appassionata al tema: “Magliano ha profonde radici Sabine, non avrebbe senso andarsene”, dice il capogruppo di Magliano Insieme, Alfredo Graziani. “Un cambio di Regione non è la soluzione: saremo al confine comunque”, ha sostenuto il sindaco Angelo Lini durante la festa del Pd. Insomma per ora è solo una discussione sul web e quello potrebbe rimanere. Anche perché Magliano, con un trasferimento potrebbe perdere davvero il suo “gioiello” più prezioso: l’ospedale. Il tema di cambio di provincia o di Regione è stato a lungo nell'agenda politica maglianese specialmente negli anni '80: allora se ne discusse anche in Consiglio comunale ma la complessità dell'iter (allora serviva anche il parere di chi doveva accogliere il Comune, ndr) fece desistere gli amministratori che decisero di rimanere nel Reatino anche se i rapporti con l'Umbria e la Tuscia, per esempio sulla scuola, sono sempre più consolidati
Paolo Di Basilio